La Terapia Breve Strategica illustrata dal suo ideatore

Il modello di

Terapia Breve Strategica

Fin dal primo incontro con il paziente il modello è orientato al cambiamento, non si utilizza, infatti, una procedura classica di diagnosi  bensì una tecnica evoluta di diagnosi-intervento: il dialogo strategico. Questo protocollo per condurre il primo colloquio permette di trasformare, attraverso una sequenza di specifiche tecniche (domande strategiche, parafrasi ristrutturanti, formule evocative e le finali prescrizioni), in un processo di ricerca-intervento che conduce paziente e terapeuta alla scoperta congiunta del “come” il problema funziona e del “come” può essere risolto.


Sulla base di ciò, alla fine della prima seduta vengono prescritte le indicazioni terapeutiche calzanti al disturbo presentato. Al successivo colloquio verranno valutati gli effetti prodotti sia dal dialogo terapeutico che dalle prescrizioni da mettere in atto. A seconda degli esiti si procede alle fasi successive del modello se questi sono stati positivi, altrimenti si analizza ciò che non ha funzionato, riaggiustando il tiro della terapia sulla base delle risposte alle manovre applicate.


Il focus di una psicoterapia breve strategica è la ristrutturazione e il cambiamento delle percezioni rigide del paziente che inducono alle sue reazioni patologiche. Per realizzare ciò, l’intervento è orientato a interrompere il circolo vizioso  tra i tentativi di soluzione fallimentari messi in atto dal paziente che alimentano il disturbo e la sua persistenza sostenuta proprio da tali controproducenti reazioni. Pertanto si dovranno sostituire le disfunzionali “tentate soluzioni” con altre in grado di rompere l’equilibrio patologico e trasformarle in sane e funzionali.  Strategie e stratagemmi terapeutici calzati alla situazione problematica ed alla specifica forma di espressione del disturbo. Come già riferito copioso è  il numero di tecniche terapeutiche messe a punto e formalizzate da G. Nardone e dai suoi collaboratori che coprono la maggioranza delle forme di patologia che si incontra in psicoterapia.


Parallelamente a queste strategie e stratagemmi sono state sviluppate negli anni particolari forme di comunicazione terapeutica, capaci di aggirare le resistenze al cambiamento tipiche di ogni sistema umano, in particolare la comunicazione ‘performativa’, il linguaggio che fa ‘sentire’ oltre che capire e la comunicazione ‘ingiuntiva’, ovvero il linguaggio suggestivo per prescrivere azioni o pensieri a cui il paziente usualmente si opporrebbe. Questo è ciò che Paul Watzlawick definiva "ipnoterapia senza trance".

 

Se l’intervento terapeutico produce gli effetti desiderati, si procede alla fase di consolidamento di questi attraverso un processo di ridefinizione dei cambiamenti realizzati e delle risorse e capacità che il paziente ha dimostrato di poter mettere in gioco. Il tutto con l’obiettivo di guidarlo alla conquista della completa autonomia ed indipendenza personale. A tal scopo anche ogni tecnica utilizzata viene elucidata in modo tale che l’ormai ex paziente possa farne tesoro per il suo futuro.

I risultati della

Psicoterapia Breve Strategica

Nella tabella a fianco sono riportati i dati relativi alla efficacia ed efficienza del modello nella sua applicazione alle più importanti forme di psicopatologia, tali risultati comprendono i follow - up ripetuti ad un anno dopo la fine della terapia e il risultato accordato tra paziente e terapeuta. Inoltre le statistiche si riferiscono alla applicazione del modello in differenti culture e strutture sociali dagli Stati Uniti alla Russia, dal Messico alla Germania dalla Colombia alla Francia, dalla Spagna al Belgio ed ovviamente quelli relativi agli interventi realizzati in Italia o su pazienti che afferisco al CTS di Arezzo provenienti un po’ da tutto il mondo. Le fonti bibliografiche utilizzate sono numerose ma per non appesantire la esposizione si riportano di seguito le tre fonti fondamentali. Dagli studi condotti e pubblicati in: Brief Strategic Therapy (Nardone G., Watzlawick P., Rowman & Littlefield Publishers Inc, MD, USA, 2004 ); Comprendre et traiter la souffrance psychique (Mony Elkaim, Ed Du Seuil,2007); G. Castelnuovo, E. Molinari., G.Nardone, A. Salvini: “L’efficacia della psicoterapia”, in Dizionario internazionale di psicoterapia, Garzanti 2013; seguendo i parametri internazionali per la valutazione della efficacia ed efficienza delle psicoterapie, dal gruppo di ricerca del Centro di Terapia Strategica di Arezzo (che annovera 138 Centri affiliati ), nell’arco di 10 anni su un campione di 3.640 casi trattati, comprendente le varie patologie psicologiche, ben 86% con punte del 95% dei casi è stato risolto, mediante un trattamento di durata media pari a sole 7 sedute. Tutto questo senza l’uso di alcun tipo di farmaco.

Perché rivolgersi allo Psicoterapeuta

Rivolgersi allo psicoterapeuta è un strumento prezioso e, in alcuni casi, una vera e propria necessità per rimediare a uno stato di disagio o sofferenza, che può manifestarsi in molteplici modi: una vita familiare o di relazione conflittuale, caotica o insoddisfacente; uno stato di ansia o di paura persistente o paralizzante; un pensiero disturbante; uno stato di angoscia o profonda tristezza; un senso di impotenza o inutilità; dipendenza da sostanze, gioco, internet, shopping o da relazioni sessuali e affettive; impulsività o perdita del controllo; sintomi di varia natura e di diversa gravità; azioni ricorrenti involontarie che, malgrado numerosi sforzi, non riusciamo a dominare, ecc.

Tali situazioni sono frequentemente accompagnate dalla sensazione di non sapere gestire o controllare i propri comportamenti, pensieri o emozioni e da un vissuto di frustrazione, rabbia, paura, colpa, vergogna, ansia, preoccupazione, tristezza, fatica, smarrimento o confusione.

La psicoterapia (dal latino letteralmente "cura dell'anima") rappresenta in tutti questi casi uno spazio protetto e un tempo che la persona in difficoltà si concede per capire cosa succede, trovare sostegno e sollievo, affrontare e risolvere i nodi problematici della propria esistenza, in un contesto accogliente e non-giudicante.

Chiedere aiuto a un professionista certamente non rappresenta un segno di debolezza o di scarsa autonomia, ma un'opportunità per superare la sofferenza, scoprire e apprendere come utilizzare in modo efficace le risorse interiori, effettuare nuovamente scelte autonome e consapevoli nel rispetto di se stessi e degli altri, raggiungere un nuovo equilibrio, adattamento e benessere, nel quadro di un processo di crescita personale globale.

Accanto alla preparazione tecnica, va considerato l'aspetto di relazione: il vissuto di non essere da soli, ma di essere guidati da un professionista verso la scoperta della soluzione più giusta per se stessi, è in sé un importante fattore di sostegno, cambiamento ed evoluzione personale.

Affinché tutto ciò sia possibile, però, è assolutamente indispensabile che ci sia una motivazione autentica e personale al cambiamento, frutto di una elaborazione profonda che si traduce concretamente nella richiesta autonoma di aiuto.

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Dott.ssa Maria Cristina Meloni P. IVA: 01092740578 CF: MLNMCR71A55B354M

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